Descrizione: non è stato semplice per Philip, dopo aver passato tanto tempo gomito a gomito coi soldati, scegliere gli scatti di questo suo reportage sulla riconquista di Musa Qala. Si è trattato di un incarico al seguito di una delle principali missioni dell’ISAF durante il quale Philip ha avuto spesso l’impressione di essere quasi dentro un film, tanto tutto sembrava assurdo e surreale.

Mangiavano cibo in scatola e si lavavano con una bottiglia d’acqua ogni 3 giorni, ma l’essenziale era riuscire a rimanere vivi. Si spostavano su automezzi attraverso il deserto, le pianure afghane e giù attraverso gli uadi, origliando le “chiacchiere” dei Talebani e scoprendo che questi avevano soprannominato la loro unità i “Guerrieri che Dio protegge” perché consideravano i blindati dei mezzi invincibili.

Circa un mese aver lasciato la BRF, Philip ha saputo che il caporale Darryl Gardiner, che lo aveva condotto con sé a Helmand, era rimasto ucciso mentre trasportava alcuni commilitoni feriti verso l’elicottero che avrebbe dovuto trarli in salvo.

Nel gennaio del 2010, aggregato all’esercito dei Marines statunitensi a Helmand, in Afghanistan, mentre viaggiava su un veicolo MRAP assieme al collega Rupert Hamer, Philip è stato colpito da un ordigno esplosivo I.E.D. (Improvised Explosive Device). Il collega Rupert e un giovane Marine sono rimasti uccisi nell’esplosione. Lui è rimasto gravemente ferito perdendo entrambi gli arti inferiori.

Sede:

Informazioni

Sede:
Ex Distilleria “Lo Stellino” | Padiglione esterno
Via Fiorentina, 95 – Siena

Periodo: 27 ottobre – 1 dicembre

Orario:
Ven: 15:00-19:00
Sab-Dom: 10:00-19:00
Giorni festivi: 10:00-19:00

Ingresso:
Valido per la visita di tutte le mostre:

Intero: € 10,00

Ridotto (studenti – over 65): € 4,00

Gruppi minimo 20 persone: € 8,00

Gratuito per ragazzi under 12 accompagnati dai genitori, giornalisti, accompagnatori portatori di handicap e accompagnatori gruppi

Biografia fotografo:  

Philip Coburn inizia a lavorare come fotogiornalista in Irlanda del Nord nel 1980 prima di trasferirsi a Londra dove lavora come freelance per il Daily Telegraph nei primi anni del 1990.

Lavora a New York la prima metà degli anni novanta prima di tornare a Londra nel 1999, dove continua a lavorare per il Daily Telegraph, prima di trasferirsi al Sunday Mirror & Daily Mirror.

Ha coperto molti eventi, conflitti e disastri naturali tra cui il genocidio in Ruanda, la crisi dei rifugiati a Goma, Zaire nel 1994, l’eruzione vulcanica a Montserrat nel 1997, l’invasione dell’Iraq nel 2003, molte incursioni con i militari britannici in Iraq e Afghanistan, l’Uragano Katrina nel 2005.

Nel gennaio del 2010, aggregato all’esercito dei Marines statunitensi a Helmand, in Afghanistan, mentre viaggiava su un veicolo MRAP assieme al collega Rupert Hamer, è stato colpito da un ordigno esplosivo I.E.D. (Improvised Explosive Device). Il collega Rupert e un giovane Marine sono rimasti uccisi nell’esplosione. Lui rimane gravemente ferito perdendo entrambi gli arti inferiori.

Torna a lavorare come fotogiornalista nel 2011. Svolge nuovamente incarichi che lo portano a girare tutto il mondo incluso Gaza, Iraq, Nepal, Singapore, Costa d’Avorio, Yemen e Europa. Ritiene che l’incidente lo abbia migliorato come persona e come fotografo, facendolo diventare più empatico verso le persone e più riflessivo nell’atteggiamento con cui affronta gli incarichi.