Il 26 aprile 1986, all’1:24 di notte, l’esplosione del reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl diede origine alla peggiore catastrofe tecnologica dell’era moderna. Tonellate di materiale radioattivo furono disperse nell’atmosfera, contaminando gran parte dell’Europa e colpendo milioni di persone. Intorno alla centrale fu istituita una zona di esclusione con un raggio di trenta chilometri: un territorio di circa 2.600 chilometri quadrati dal quale gli abitanti furono evacuati e che, per decenni, è diventato simbolo delle conseguenze estreme dell’energia nucleare.

A quarant’anni dal disastro, la mostra “Chernobyl: Memory of a Disaster” di Pierpaolo Mittica offre una testimonianza intensa e profondamente umana di questo luogo unico e contraddittorio. Mittica si è recato per la prima volta a Chernobyl nel 2002, inizialmente attratto – come molti – dal desiderio di documentare l’impatto visivo della catastrofe. Nel corso degli anni è tornato più volte nella zona di esclusione, scegliendo però di spostare lo sguardo oltre le rovine e le reliquie del disastro per raccontare le persone che, nonostante tutto, hanno continuato a vivere, lavorare o attraversare questo territorio.
Le fotografie in mostra fanno parte di un lungo lavoro realizzato tra il 2014 e il 2019 e documentano comunità e storie raramente raccontate: gli Stalker di Chernobyl, giovani che entrano clandestinamente nella zona proibita; il pellegrinaggio degli ebrei chassidici alle tombe dei fondatori della loro tradizione spirituale; le attività di recupero e riciclo dei metalli contaminati; la vita degli anziani che hanno scelto di tornare nei villaggi abbandonati della loro terra.

Accanto a queste storie, il progetto affronta anche le conseguenze più dure della catastrofe: bambini e anziani colpiti da malattie legate alle radiazioni, comunità segnate da decenni di contaminazione ambientale e sanitaria. Con queste immagini Mittica cerca di contrastare il rischio dell’oblio. Le radiazioni, invisibili e persistenti, non hanno solo trasformato il territorio e la vita delle persone, ma rischiano anche di cancellare la memoria di ciò che è accaduto. La fotografia diventa così uno strumento per preservare questa memoria e restituire complessità a un luogo spesso ridotto a simbolo astratto della catastrofe.

Con l’inizio dell’invasione russa dell’Ucraina nel febbraio 2022, proprio attraverso la zona di esclusione di Chernobyl, questo fragile equilibrio è stato nuovamente spezzato. Il turismo è scomparso, il movimento degli stalker si è interrotto, i pellegrinaggi religiosi non sono più possibili e molti degli ultimi abitanti dei villaggi sono stati costretti a lasciare le loro case. L’intera area è diventata una zona di confine militarizzata, minata e completamente chiusa al mondo esterno.
Per questo motivo le fotografie in mostra rappresentano oggi una delle ultime testimonianze visive della vita che ancora esisteva nella zona di esclusione prima della guerra.

“Chernobyl: Memory of a Disaster” non è solo il racconto di uno dei più grandi disastri tecnologici della storia contemporanea, ma anche una raccolta di storie di resilienza, di memoria e di legame profondo con una terra perduta. Un invito a non dimenticare e a riflettere sulle conseguenze, spesso invisibili e durature, delle scelte dell’uomo.

Sede:

Informazioni

Sede: Area Verde Camollia 85 |
Via del Romitorio, 4

Periodo: 10 ottobre – 29 novembre

Orario:
Venerdì: 15:00-19:00
Sabato-Domenica: 10:00-19:00
Giorni festivi: 10:00-19:00


INGRESSO VALIDO PER LA VISITA DI TUTTE LE MOSTRE

Biografia fotografo: Pierpaolo Mittica è un fotografo e filmmaker italiano conosciuto a livello internazionale per i suoi lavori di lungo periodo dedicati alle conseguenze ambientali e umane delle attività industriali e nucleari. Ha studiato fotografia con figure di riferimento della cultura fotografica come Charles-Henri Favrod, Naomi Rosenblum e Walter Rosenblum, sviluppando uno sguardo documentario rigoroso ma profondamente umano.
Nel corso della sua carriera ha lavorato a lungo tra Europa dell’Est e Asia, dedicando particolare attenzione ai territori segnati da disastri ambientali e trasformazioni sociali. Il suo progetto più noto è quello su Chernobyl, iniziato nei primi anni 2000 e proseguito per oltre vent’anni, che racconta la vita nelle aree contaminate e il rapporto tra memoria, territorio e sopravvivenza.
Le sue fotografie sono state esposte in numerosi paesi tra Europa, Stati Uniti, Cina e Australia e pubblicate da importanti testate internazionali come National GeographicThe Guardian e Der Spiegel. Nel corso degli anni ha ricevuto oltre cento riconoscimenti internazionali, tra cui sei Pictures of the Year International.
Nel corso della sua carriera ha realizzato documentari e pubblicato numerosi libri fotografici, tra cui diverse opere dedicate a Chernobyl, un percorso di ricerca culminato nel volume Chernobyl, pubblicato da Gost Books nel 2024. Il suo lavoro esplora la fragilità dei territori contaminati e la resilienza delle comunità che continuano ad abitarli.