Descrizione: L’oblio può rappresentare un’arma silenziosa di disprezzo e di discriminazione. La società ha spesso dimostrato che stigmatizzazione, pregiudizio e disprezzo sono i modi più comuni per rendere invisibile una persona con disabilità.

Jorge è nato in una piccola cittadina rurale in Argentina 38 anni fa, con una malformazione congenita causata da un farmaco, la talidomide, prescritto a sua madre quando era in gravidanza, senza alcun protocollo sanitario di farmacovigilanza. Dopo solo poche settimane di vita del piccolo, sia il medico che lo ha fatto nascere che la famiglia, hanno suggerito alla mamma di lasciar morire il bambino.

Jorge è sposato con Vero. Anche lei è affetta da una malformazione congenita, la mielomeningocele, che le impedisce di camminare e ha subito diversi interventi chirurgici alla colonna vertebrale. Si sono innamorati 8 anni fa ed hanno deciso di sposarsi e di creare una famiglia. Il loro più grande miracolo è stata la nascita della figlia Ángeles.

I legami d’amore, il sostegno incondizionato, l’accettazione reciproca e la tolleranza rappresentano i punti chiave che hanno permesso loro di rimanere forti e di andare avanti. Purtroppo la loro storia e le loro condizioni sono sempre risultate invisibili ai servizi sociali. Ricevono un sostegno economico estremamente ridotto.

Le immagini più forti ed emozionali di questo reportage dimostrano quanto il loro amore sia stato capace di farli vivere pienamente e non di farli semplicemente sopravvivere.

Il progetto cerca di rompere con i preconcetti e gli sguardi di disapprovazione di molti ambienti della società definiti “normali”, cercando di “illuminare” attraverso la semplicità e l’autenticità dei rapporti umani.

Sede:

Informazioni

Sede:
Chiostro Basilica di San Domenico
Piazza Madre Teresa di Calcutta, 2

Periodo: 2019

Biografia fotografo:  

Constanza Portnoy è nata a Buenos Aires, in Argentina nel 1980, quando il suo paese stava attraversando un’orribile dittatura militare. Questo è il motivo per cui sente di essere parte di una generazione segnata dalla ricerca permanente dell’identità e della lotta per i diritti umani.

All’età di 23 anni si è laureata con lode in psicologia presso l’Università di Buenos Aires. Un po’ per caso, e un po’ per interesse personale, ha iniziato a lavorare come psicologa nel campo delle disabilità, scoprendo ben presto che le carenze nella vita delle persone disabili e la quotidiana violazione dei loro diritti stavano diventando “qualcosa di accettato”.

In quel periodo ha iniziato un percorso di ricerca di terapia artistiche che potessero promuovere una migliore qualità della vita; è lì che ha scoperto la fotografia avvertendo immediatamente un profondo amore e scoprendo quanto questa rappresentasse un potentissimo strumento capace di comunicare al pubblico le ingiustizie sociali che il suo paese stava attraversando.

Dal 2014 si è specializzata in fotografia di fotogiornalismo e di ricerca documentaristica.

I suoi lavori sono stati pubblicati ed esposti in tutto il mondo.

“Le storie più significative, per me sono quelle che parlano di relazioni umane in grado di superare le avversità”