
La mostra raccoglie una selezione di opere tratte da Parallel Universes, la serie che ha definito la pratica artistica di Uğur Gallenkuş nel campo dell’arte digitale. Ogni opera combina due fotografie in un’unica immagine: da un lato le conseguenze di guerre, migrazioni e disastri naturali documentate dal fotogiornalismo; dall’altro la normalità di una quotidianità segnata dal benessere, dalla sicurezza e dal consumismo. Il raccordo tra le due immagini è quasi impercettibile, inducendo lo sguardo a leggere dapprima una scena apparentemente omogenea, fino a quando la contrapposizione tra le due realtà non si rivela in tutta la sua forza evidenziando una profonda frattura narrativa e simbolica.

Il nucleo concettuale delle opere risiede nella compresenza di due realtà contemporanee: mondi che condividono il medesimo tempo storico, ma la cui distanza sociale, economica e umana è tale da farli apparire come universi paralleli. Le immagini provenienti dalle aree di conflitto raccontano alcune delle crisi più documentate degli ultimi anni — Afghanistan, Siria, Iraq, Palestina, Ucraina e Yemen — attraverso gli scatti di fotoreporter sul campo, mentre quelle di contrappunto sono tratte dall’incessante flusso visivo di internet: pubblicità, fotografie di lifestyle, estetica dei social media.
Gli accostamenti non sono mai casuali: Gallenkuş costruisce ogni composizione attraverso gesti, cromie e strutture visive corrispondenti, permettendo alle due metà di fondersi perfettamente, fino a quando il contenuto non ne rivela l’irriducibile distanza. Il risultato va oltre la semplice giustapposizione di immagini, annullando quella distanza percettiva che spesso accompagna il fotogiornalismo, dove la tragedia appare come qualcosa di remoto. Alcune opere insinuano il conflitto all’interno di ambienti domestici apparentemente ordinari; altre rendono evidente quanto il comfort e la sicurezza possano essere fragili e contingenti.

Questa ricerca si inserisce nella tradizione del montaggio e dell’accostamento di immagini — dai pannelli di Aby Warburg alle pratiche di appropriazione di Andy Warhol e Marcel Duchamp — reinterpretandola nell’epoca della comunicazione digitale e della fruizione istantanea. Esposti nello spazio della mostra anziché sullo schermo di uno smartphone, questi collage interrompono il consumo rapido delle immagini e invitano il pubblico a soffermarsi sul disagio generato dall’incontro tra due realtà simultanee, profondamente vicine e, al tempo stesso, lontane anni luce.

Sede:
Informazioni
Sede: Museo del Paesaggio |
Via Chianti, 61 – Castelnuovo Berardenga (SI)
Periodo: 10 ottobre – 29 novembre
Orario:
Ven: 15:00-19:00Sab-Dom: 10:00-19:00
Giorni festivi: 10:00-19:00

INGRESSO VALIDO PER LA VISITA DI TUTTE LE MOSTRE

Biografia fotografo: Uğur Gallenkuş è un artista digitale nato a Niğde in Turchia, conosciuto a livello internazionale per i suoi collage che mettono in dialogo immagini provenienti da realtà opposte del mondo contemporaneo. Cresciuto a Istanbul, si è laureato in Amministrazione Aziendale presso l’Anadolu University nel 2013 e ha inizialmente intrapreso una carriera nel settore aziendale. La sua attività artistica nasce però quasi per caso nel 2015, quando la diffusione della fotografia del piccolo Alan Kurdi, bambino siriano morto durante la fuga verso l’Europa, lo spinge a utilizzare il linguaggio del collage digitale per riflettere sulle profonde disuguaglianze del mondo contemporaneo.
Da quel momento sviluppa il progetto “Parallel Universes”, una serie di opere che accostano immagini di vita quotidiana nei paesi più privilegiati a fotografie provenienti da contesti di guerra, migrazione e povertà. Attraverso questi contrasti visivi, Gallenkuş mette in luce il divario tra mondi che coesistono nello stesso tempo ma che raramente entrano in relazione.
Autodidatta e inizialmente privo di una formazione specifica nel design, l’artista ha trovato nei social media uno spazio di diffusione globale, raggiungendo milioni di persone con immagini dal forte impatto emotivo e simbolico. Le sue opere sono state pubblicate e presentate in numerosi contesti internazionali e hanno dato origine a collaborazioni con organizzazioni impegnate nella difesa dei diritti umani, nell’assistenza ai rifugiati e nelle campagne globali di sensibilizzazione sociale.
Attraverso il linguaggio diretto e universale del collage, Gallenkuş utilizza l’arte come strumento di riflessione e denuncia, invitando lo spettatore a confrontarsi con le contraddizioni del presente e con le profonde disuguaglianze che attraversano il nostro tempo.